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La corazzata Bismarck

affondata nel 1941

I Sat-Nav e Gps per la navigazione e l'esatto reperimento dei relitti e i Rov (Remote Operated Vehicles) equipaggiati di illuminatori, macchine fotografiche e telecamere attendevano solo il coordinatore che, con un'impresa clamorosa, dimostrasse al mondo l'avvento della nuova era della ricerca subacquea. É l'oceanografo americano Robert D. Ballard che, con il Rov Argo, ha raggiunto la profondità di 4091 metri e il relitto del Titanic, affondato il 14 aprile 1912. Le stupende immagini fanno presagire una nuova impresa, che si è puntualmente verificata con il ritrovamento, nel luglio 1989, della Bismarck.
Facciamo un passo indietro nel tempo.

Nel maggio 1941 la corazzata tedesca Bismarck di 45.000 tonnellate ingaggia l'incrociatore inglese da battaglia Hood di 41.000 tonnellate, lo colpisce e fa esplodere il deposito munizioni e l'affonda in due tronconi netti, con i suoi 1400 marinai. Tre soli i superstiti. L'ordine di Winston Churchill è perentorio: "Affondate la Bismarck!".
Sulla corazzata tedesca non si riesce a festeggiare a lungo.
Il 27 maggio 1941, immobilizzata da tre siluri dell' incrociatore Dorsetshire, è cannoneggiata a morte da breve distanza dalle corazzate Re Giorgio V° e Rodney.
La Bismarck affonda in pieno Atlantico, 600 miglia a ovest di Brest, su un fondale di migliaia di metri.
Proprio la corazzata tedesca diventa il nuovo, prestigioso target scelto da Robert Ballard, che nel luglio I988 attrezza l'ex trawler-frigorifero Starella per l'impegnativa impresa, imbarcando l'ormai collaudato Argo.
Tre transponder del Rov mandano i segnali acustici al sonar di bordo e da questi al computer di navigazione, mettendo quindi in grado di manovrare la discesa del Rov con stupefacente precisione.
In fase di ricerca a vista, l'Argo è calato a pochissimi metri dal fondo, lo scandaglia con le telecamere, ne rimanda le immagini sul video di bordo mentre i sonar a scansione laterale preavvisano l'eventuale presenza di pezzi di relitti o irregolarità del fondo.
La corazzata tedesca, di 45.000 tonnellate, è affondata nel maggio 1941 a più di 5.000 metri. (La foto accanto è tratta da " Il ritrovamento della Bismarck" di R. D. Ballard.)
Questa apparente semplicità di manovra è in realtà chiaramente compromessa in presenza di montagne subacquee che possono nascondere il relitto con il cono d'ombra-sonar che proiettano.
In due ore e mezza, l'Argo viene alato con un cavo acustico di quasi tre miglia di lunghezza e trascinato alla velocità di un nodo a 50 metri dal fondo: questo significa l'esplorazione sonar di 900 metri di fondale a ogni passaggio.
Ma anche l'elettronica più avanzata deve fare i conti con la fortuna e, dopo 12 giorni d'infruttuosa prospezione, Ballard ha esaurito i mezzi finanziari.
Grazie a nuovi aiuti della Marina Militare degli Stati Uniti, il 25 maggio 1989 riesce a salpare con la nuova barca Star Hercules.
Gli rimane da scandagliare il 20% dell'area ufficialmente indicata per l'affondamento della Bismarck, quella più impegnativa e difficile, perché cosparsa di montagne e vulcani subacquei spenti, a giudicare dalle continue immagini di fango di ceneri rinviate dalle telecamere.
Come avvincente finale d'un giallo d'autore, il 5 giugno appare il primo, valido indizio: il fianco di un vulcano spento mostra a meno duemila metri i segni d'imparto di qualcosa di troppo grande per essere il punto d'urto d'un mercantile con le tracce di scivolamento sulle ceneri del fianco.
É un'ottima traccia ma non ancora la certezza di avere trovato la Bismarck, che arriverà più tardi molto più tardi.
Altri tre giorni di scandagli sempre più profondi, fino a imbattersi in una prima torretta di cannoni scardinatasi dalla slitta di fissaggio.
Ancora più giù ed ecco le mitraglie antiaerei, altre torrette di cannoni e più in là la tolda di comando, come se un'attenta regia dosasse l'ingresso dei comprimari prima dell'irrompere in scena della grande vedette.
Finché arriva il grido più atteso: «Eccola, quella dannata Bismarck!».
É l'8 giugno 1989, quota meno 5.153 metri.
Gran parte del ponte appare in condizione sorprendentemente buona, le svastiche, dipinte a prua e poppa, sono ancora distinguibili, solo l'urto diretto della prua le ha procurato un naso da bull-dog.
Lo scafo e la chiglia sembrano intatti. La Bismarck ora si offre come una top model a cinque ore di luci, riprese, fotografie.
«La maggioranza dei 115 superstiti dell'ex orgoglio della Marina tedesca ha mostrato ammirazione per la nostra impresa - ha affermato Ballard, - in parecchi piangevano dopo pochi minuti di proiezione. Certo mi piacerebbe tornarci per introdurvi Jason e riprendere le magnifiche immagini d'interni, come già fatto col Titanic.
D'altra parte ritengo legittimo il desiderio del Governo tedesco di considerare la Bismarck il cimitero di guerra dei suoi 2100 morti, da lasciare in pace».
Cosa ci riserva ora, come sorpresa, il famoso studioso? É ovvia la curiosità, dopo quanto Ballard ha scritto:
«Il profondo oceano è un vasto, inesplorato deposito del passato, è come un museo completamente costruito ma mai aperto al pubblico. Con la scoperta del Titanic ed ora della Bismarck, noi abbiamo aperto due sale di questo museo, accese le luci ed invitato il pubblico ad entrarci. Ed è solo l'inizio!».